Menia fu tra i primi firmatari, ma il disegno di legge recava firme anche dell'UDC e della Margherita.
Anche Willer Bordon (Margherita, già PCI) presentò un disegno di legge simile, che confluì poi in quello approvato col voto anche di larga parte dell'opposizione (soltanto una quindicina i voti contrari).
Senza voler appesantire troppo il thread, negli anni seguenti si espressero sulla falsariga di Carlo Azeglio Ciampi anche Giorgio Napolitano:
«... già nello scatenarsi della prima ondata di cieca violenza in quelle terre, nell'autunno del 1943, si intrecciarono "giustizialismo sommario e tumultuoso, parossismo nazionalista, rivalse sociali e un disegno di sradicamento della presenza italiana da quella che era, e cessò di essere, la Venezia Giulia...Vi fu dunque un moto di odio e di furia sanguinaria, e un disegno annessionistico slavo, che prevalse innanzitutto nel Trattato di pace del 1947, e che assunse i sinistri contorni di una "pulizia etnica"...quel che si può dire di certo è che si consumò - nel modo più evidente con la disumana ferocia delle foibe - una delle barbarie del secolo scorso"
e Sergio Mattarella:
"Per troppo tempo le sofferenze patite dagli italiani giuliano-dalmati con la tragedia delle foibe e dell'esodo hanno costituito una pagina strappata nel libro della nostra storia. Il Parlamento con decisione largamente condivisa ha contribuito a sanare una ferita profonda nella memoria e nella coscienza nazionale. Oggi la comune casa europea permette a popoli diversi di sentirsi parte di un unico destino di fratellanza e di pace. Un orizzonte di speranza nel quale non c'è posto per l'estremismo nazionalista, gli odi razziali e le pulizie etniche ."
Mattarella ha avuto anche parole a stigmatizzare il negazionismo:
"I crimini contro l’umanità scatenati [nella Seconda guerra Mondiale] non si esaurirono con la liberazione dal nazifascismo, ma proseguirono nella persecuzione e nelle violenze, perpetrate da un altro regime autoritario, quello comunista", ammonendo ancora una volta che le sofferenze patite dalle genti istriano-fiumano-dalmate "non possono essere negate".
Comunque, a ciascuno il suo, e ciascuno decida con chi stare: io sto dalla parte del Parlamento democraticamente eletto della Repubblica italiana, di Carlo Azeglio Ciampi, di Giorgio Napolitano, di Sergio Mattarella. Io sto dalla parte delle vittime e non dei carnefici. Io sto, come pare a me ovvio, dalla parte del popolo italiano.
Il caso Montanari e il taboo dell’antifascismo
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Re: Il caso Montanari e il taboo dell’antifascismo
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Il caso Montanari e il taboo dell’antifascismo
Boh, sì, Ale, concordo.
Discorsi fatti apposta per prenderla alla larga, portarci alla morte cerebrale per poi poter affermare che -alla fine- non c’era mica tanta differenza tra vittime e carnefici
Discorsi fatti apposta per prenderla alla larga, portarci alla morte cerebrale per poi poter affermare che -alla fine- non c’era mica tanta differenza tra vittime e carnefici
Quaestio subtilissima, utrum Chimera in vacuo bombinans possit comedere secundus intentiones, et fuit debatuta per decem hebdomadas in concilio Constantiensi
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Re: Il caso Montanari e il taboo dell’antifascismo
Appunto. Uno dei popoli più ignoranti e meno scolarizzati del cosiddetto "mondo libero", leader nella classifica dell'analfabetismo funzionale (con deputati e senatori fedele emanazione di tale popolo).Gamanto ha scritto: 31 ago 2021, 17:09
Comunque, a ciascuno il suo, e ciascuno decida con chi stare: io sto dalla parte del Parlamento democraticamente eletto della Repubblica italiana, di Carlo Azeglio Ciampi, di Giorgio Napolitano, di Sergio Mattarella. Io sto dalla parte delle vittime e non dei carnefici. Io sto, come pare a me ovvio, dalla parte del popolo italiano.
Ammesso e non concesso che gli ideali con cui è stata istituita questa giornata fossero disinteressati e puri, viene utilizzata ad ogni pie' sospinto proprio con gli obiettivi detti da DaniLao: annacquare le colpe del fascismo.
D'altra parte le parole di Ciampi sono chiare: L'Italia non può e non vuole dimenticare: non perché ci anima il risentimento, ma perché vogliamo che le tragedie del passato non si ripetano in futuro.
Quindi ricordiamo le povere vittime della rappresaglia titina, ma non dimentichiamo le assai più numerose vittime della follia criminale nazifascista.
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Re: Il caso Montanari e il taboo dell’antifascismo
Il dito e la luna,le foibe e la memoria del fascismo
Tra strumentalizzazioni di opinioni e falsità conclamate, l'agire di un intellettuale critico come Tomaso Montanari ha scatenato una gazzarra a tratti grottesca ma rappresentativa ed inquietante del presente e del futuro dell'eredità della Resistenza nella Repubblica
NEL GIUGNO DEL 1953, PER LA PRIMA VOLTA DALLA FINE DELLA GUERRA, SI FORMÒ IL GRUPPO DEI DEPUTATI DEL MSI IN PARLAMENTO. FU ALLORA CHE PIERO CALAMANDREI DEDICÒ A DONNE E UOMINI DELLA RESISTENZA UNA SUA CELEBRE ODE CHE LI INVITAVA A «NON RAMMARICARSI SE NELL’AULA OVE FU GIURATA LA COSTITUZIONE MURATA COL VOSTRO SANGUE SONO TORNATI I FANTASMI DELLA VERGOGNA». PER IL PADRE COSTITUENTE ERA BENE CHE I FASCISTI FOSSERO «ESPOSTI «PERCHÉ TUTTO IL POPOLO RICONOSCA I LORO VOLTI E SI RICORDI».
Difficilmente avrebbe immaginato che oggi riconoscere quei fantasmi potesse rovesciare impunemente il senso di quella storia.
Così tra strumentalizzazioni di opinioni e falsità conclamate, l’agire di un intellettuale critico come Tomaso Montanari ha scatenato una gazzarra a tratti grottesca ma rappresentativa ed inquietante del presente e del futuro dell’eredità della Resistenza nella Repubblica.
Montanari ha avuto «l’ardire» di esprimere ciò che ogni storico serio sa da anni: la vicenda delle foibe è stata strumentalizzata, usando la legge del ricordo, dalla destra postfascista come «rivincita memoriale» sulla lotta partigiana tanto da giungere oggi alla presentazione di una legge (nel giugno 2021) che, di fatto, equipara Shoah e foibe; da quella narrazione sono nate falsità (la pulizia etnica come movente delle violenze contro gli italiani) e radicate omissioni (le violenze squadriste degli anni ’20 ed i crimini italiani nei Balcani durante la guerra fascista che costò nella sola Jugoslavia oltre un milione di morti); la mancata Norimberga italiana, ovvero l’impunità garantita dallo Stato ai criminali fascisti nel dopoguerra, ha avuto un enorme peso nel Paese rispetto alla transizione dalla dittatura alla democrazia ed agli sviluppi politici dei successivi decenni dell’Italia repubblicana. Ettore Messana e Ciro Verdiani furono i questori fascisti di Lubiana durante l’occupazione italiana della Jugoslavia coordinando sul territorio le repressioni contro civili e partigiani. Impuniti, nel dopoguerra vennero inviati dal ministro dell’Interno Mario Scelba a dirigere l’Ispettorato di Pubblica Sicurezza in Sicilia dove divennero i protettori del bandito Salvatore Giuliano prima e dopo la strage di Portella della Ginestra.
Giuseppe Pièche, uomo dei servizi segreti fascisti e braccio destro Mussolini, riorganizzò la polizia politica dei criminali croati degli ustascia, rinnovò le schedature di massa del casellario politico centrale contro i dissidenti; fu vice-comandante generale dell’Arma dei carabinieri. Impunito, lo ritroveremo coinvolto nel 1970 nel Golpe Borghese mentre suo figlio Augusto (anche lui ufficiale del Sid) sarà tra gli organizzatori del viaggio, dell’aprile 1968, dei fascisti di Avanguardia Nazionale e Ordine Nuovo nella Grecia dei colonnelli da cui torneranno edotti delle tecniche eversive deflagrate nelle stragi di Piazza Fontana, dell’Italicus o di Piazza della Loggia.
E proprio attorno alla criminalità fascista degli anni Settanta Montanari ha sostenuto un’altra questione centrale sollevata con coraggio da tutte le associazioni dei familiari delle vittime delle stragi, ovvero l’inopportunità di nominare Andrea de Pasquale alla direzione dell’Archivio Centrale dello Stato dove saranno riversate le carte relative a Gladio ed alla loggia P2.
Una nomina che ha suscitato proteste soprattutto rispetto all’istituzione dell’archivio dedicato a Pino Rauti fondatore dell’organizzazione fascista Ordine Nuovo (gruppo responsabile della strage di Piazza Fontana) presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. Nell’occasione Rauti è stato definito sul sito ufficiale del ministero dei Beni Culturali uno «statista» ed il fondo anziché da un saggio critico è stato presentato dalla figlia nei locali della Biblioteca allora diretta proprio da De Pasquale. Una vicenda su cui il ministro Franceschini ha voluto ostentatamente mostrare indifferenza rispondendo che le preoccupazioni espresse dai familiari delle vittime «non hanno ragion d’essere» ed ignorando che quelle persone, insieme all’Italia democratica, aspettano da oltre quarant’anni la verità sulle stragi di Stato, negata dagli apparati di forza, dalle istituzioni e dai partiti di governo come quello da cui lui stesso proviene: la Democrazia Cristiana.
È per queste ragioni che Montanari è stato mediaticamente aggredito dalla stampa liberale e dell’estrema destra per il tramite di giornalisti e critici tv scopertisi estrosi interpreti della storia.
Per queste stesse ragioni il mondo democratico e antifascista lo ha convintamente difeso e continuerà a farlo.
Che la destra reagisca scomposta e sguaiata di fronte alle parole della cultura non stupisce. Ciò che pone in allerta invece, molto più di caricaturali «casi Durigon», è quello che Calmandrei chiamava «clima palustre» e «vischiosa intossicazione» in cui il fascismo aveva oppresso la società italiana e da cui ammoniva stare in guardia poiché «in quel ventennio c’è ancora il nostro specchio: uno specchio deformante, che dà a chi vi si guarda un aspetto mostruoso di caricatura».
Davide Conti da https://ilmanifesto.it/il-dito-e-la-lun ... -fascismo/
Tra strumentalizzazioni di opinioni e falsità conclamate, l'agire di un intellettuale critico come Tomaso Montanari ha scatenato una gazzarra a tratti grottesca ma rappresentativa ed inquietante del presente e del futuro dell'eredità della Resistenza nella Repubblica
NEL GIUGNO DEL 1953, PER LA PRIMA VOLTA DALLA FINE DELLA GUERRA, SI FORMÒ IL GRUPPO DEI DEPUTATI DEL MSI IN PARLAMENTO. FU ALLORA CHE PIERO CALAMANDREI DEDICÒ A DONNE E UOMINI DELLA RESISTENZA UNA SUA CELEBRE ODE CHE LI INVITAVA A «NON RAMMARICARSI SE NELL’AULA OVE FU GIURATA LA COSTITUZIONE MURATA COL VOSTRO SANGUE SONO TORNATI I FANTASMI DELLA VERGOGNA». PER IL PADRE COSTITUENTE ERA BENE CHE I FASCISTI FOSSERO «ESPOSTI «PERCHÉ TUTTO IL POPOLO RICONOSCA I LORO VOLTI E SI RICORDI».
Difficilmente avrebbe immaginato che oggi riconoscere quei fantasmi potesse rovesciare impunemente il senso di quella storia.
Così tra strumentalizzazioni di opinioni e falsità conclamate, l’agire di un intellettuale critico come Tomaso Montanari ha scatenato una gazzarra a tratti grottesca ma rappresentativa ed inquietante del presente e del futuro dell’eredità della Resistenza nella Repubblica.
Montanari ha avuto «l’ardire» di esprimere ciò che ogni storico serio sa da anni: la vicenda delle foibe è stata strumentalizzata, usando la legge del ricordo, dalla destra postfascista come «rivincita memoriale» sulla lotta partigiana tanto da giungere oggi alla presentazione di una legge (nel giugno 2021) che, di fatto, equipara Shoah e foibe; da quella narrazione sono nate falsità (la pulizia etnica come movente delle violenze contro gli italiani) e radicate omissioni (le violenze squadriste degli anni ’20 ed i crimini italiani nei Balcani durante la guerra fascista che costò nella sola Jugoslavia oltre un milione di morti); la mancata Norimberga italiana, ovvero l’impunità garantita dallo Stato ai criminali fascisti nel dopoguerra, ha avuto un enorme peso nel Paese rispetto alla transizione dalla dittatura alla democrazia ed agli sviluppi politici dei successivi decenni dell’Italia repubblicana. Ettore Messana e Ciro Verdiani furono i questori fascisti di Lubiana durante l’occupazione italiana della Jugoslavia coordinando sul territorio le repressioni contro civili e partigiani. Impuniti, nel dopoguerra vennero inviati dal ministro dell’Interno Mario Scelba a dirigere l’Ispettorato di Pubblica Sicurezza in Sicilia dove divennero i protettori del bandito Salvatore Giuliano prima e dopo la strage di Portella della Ginestra.
Giuseppe Pièche, uomo dei servizi segreti fascisti e braccio destro Mussolini, riorganizzò la polizia politica dei criminali croati degli ustascia, rinnovò le schedature di massa del casellario politico centrale contro i dissidenti; fu vice-comandante generale dell’Arma dei carabinieri. Impunito, lo ritroveremo coinvolto nel 1970 nel Golpe Borghese mentre suo figlio Augusto (anche lui ufficiale del Sid) sarà tra gli organizzatori del viaggio, dell’aprile 1968, dei fascisti di Avanguardia Nazionale e Ordine Nuovo nella Grecia dei colonnelli da cui torneranno edotti delle tecniche eversive deflagrate nelle stragi di Piazza Fontana, dell’Italicus o di Piazza della Loggia.
E proprio attorno alla criminalità fascista degli anni Settanta Montanari ha sostenuto un’altra questione centrale sollevata con coraggio da tutte le associazioni dei familiari delle vittime delle stragi, ovvero l’inopportunità di nominare Andrea de Pasquale alla direzione dell’Archivio Centrale dello Stato dove saranno riversate le carte relative a Gladio ed alla loggia P2.
Una nomina che ha suscitato proteste soprattutto rispetto all’istituzione dell’archivio dedicato a Pino Rauti fondatore dell’organizzazione fascista Ordine Nuovo (gruppo responsabile della strage di Piazza Fontana) presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. Nell’occasione Rauti è stato definito sul sito ufficiale del ministero dei Beni Culturali uno «statista» ed il fondo anziché da un saggio critico è stato presentato dalla figlia nei locali della Biblioteca allora diretta proprio da De Pasquale. Una vicenda su cui il ministro Franceschini ha voluto ostentatamente mostrare indifferenza rispondendo che le preoccupazioni espresse dai familiari delle vittime «non hanno ragion d’essere» ed ignorando che quelle persone, insieme all’Italia democratica, aspettano da oltre quarant’anni la verità sulle stragi di Stato, negata dagli apparati di forza, dalle istituzioni e dai partiti di governo come quello da cui lui stesso proviene: la Democrazia Cristiana.
È per queste ragioni che Montanari è stato mediaticamente aggredito dalla stampa liberale e dell’estrema destra per il tramite di giornalisti e critici tv scopertisi estrosi interpreti della storia.
Per queste stesse ragioni il mondo democratico e antifascista lo ha convintamente difeso e continuerà a farlo.
Che la destra reagisca scomposta e sguaiata di fronte alle parole della cultura non stupisce. Ciò che pone in allerta invece, molto più di caricaturali «casi Durigon», è quello che Calmandrei chiamava «clima palustre» e «vischiosa intossicazione» in cui il fascismo aveva oppresso la società italiana e da cui ammoniva stare in guardia poiché «in quel ventennio c’è ancora il nostro specchio: uno specchio deformante, che dà a chi vi si guarda un aspetto mostruoso di caricatura».
Davide Conti da https://ilmanifesto.it/il-dito-e-la-lun ... -fascismo/
Quaestio subtilissima, utrum Chimera in vacuo bombinans possit comedere secundus intentiones, et fuit debatuta per decem hebdomadas in concilio Constantiensi
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Re: Il caso Montanari e il taboo dell’antifascismo
Revisionisti e sdoganatori del fascismo intorno a Draghi
Prima l’attacco al professor Montanari, poi quello a Barbero, in difesa di un revisionismo strisciante di chi cerca di riposizionarsi sul mercato della politica a conclusione del berlusconismo per sopraggunti limiti di età. Gli sdoganatori del fascismo crescono all’ombra dei competenti.
Il fascismo pericoloso in Italia non è quello dei miseri e ridicoli Casapound, Forza Nuova e compagnia. Quelli è facile riccacciarli nei luoghi a loro più consoni, sotterranei, da cui a volte riemergono.
Invece le crisi economiche e sociali da decenni producono da noi un ben più potente fascismo perbenista e istituzionale, fondato sull’anticomunismo e sull’uso intollerante e violento dell’ideologia liberale. La maggioranza silenziosa di Indro Montanelli negli anni 70, i pasdaran euroatlantici di oggi ne sono una manifestazione.
Il quotidiano il Foglio è un esempio di questo fascismo, anche nel linguaggio.
In un suo corsivo, il quotidiano fondato non a caso da Giuliano Ferrara, fanatico di Renzi prima e di Draghi oggi, insulta lo storico Alessandro Barbero come uno squadrista di cento anni fa. Gli intellettuali del Foglio non trovano di meglio che sghignazzare sul cognome dello storico, e di accostarlo al fiasco di vino. Roba che anche Il Bagaglino farebbe fatica a digerire.
Ma qual è la colpa del grande studioso che per Il Foglio sarebbe un avvinazzato? Quella di aver difeso la realtà storica e Tomaso Montanari sulle foibe. Quest’ultimo aveva affermato una semplice verità. Che se è vero che le foibe ci sono state, come altre vendette e uccisioni nel dopoguerra in Europa, dopo la sconfitta del nazifascismo; questo non autorizza a metterle sullo stesso piano dei crimini e degli orrori di Hitler, Mussolini e dei loro seguaci.
L'assurda equiparazione tra Foibe e Shoa: si attacca Montanari per 'salvare' i vari Durigon
Gli italiani, con l’esercito regolare e con le camice nere sono colpevoli della morte di trecentomila jugoslavi, nel milione assassinato dai nazisti. La stima più larga delle foibe arriva a 5000 morti. Un fatto orribile, ma che non può essere messo sullo stesso piano dello sterminio nazifascista e non solo per per una questione di numeri. Ma perché il potere italiano, fino a quando ha potuto, nei suoi confini ha violentemente oppresso, e negato persino il diritto alla identità e alla vita, alle popolazioni slave.
Quattro milioni di tedeschi sono stati espulsi dalla Polonia nel 1945, anno in cui gli inglesi distrussero l’inerme Dresda con 80000 morti. Ma in Germania non c’è l’equivalente della nostra revisionista e revanchista Giornata del Ricordo.
Collocata non a caso l’11 febbraio, a ridosso di quel Trattato di Pace del 1947, con cui l’Italia fu giustamente punita per i venti anni di fascismo e per l’alleanza con il nazismo. Sono stati i fascisti a perdere Pola, Istria, Venezia Giulia.
Si potevano ricordare i costi ed i disastri del fascismo e in questo contesto anche le vittime innocenti delle foibe. Invece si è scelto un giorno che equilibrasse il 27 gennaio, in cui tutto il mondo ricorda Auschwitz, e magari anche il 25 aprile.
La vergogna del ddl Ciriani che equipara per calcolo politico le Foibe alla Shoa
Una scelta politica di legittimazione del neofascismo, voluta dalla destra assieme al PD e al centro sinistra nel nome di quella “memoria condivisa” di Ciampi che non aveva nulla della verità storica, ma che è stata solo una operazionè politica. Il cui scopo era quello di dare altre basi ideologiche alla seconda repubblica berlusconiana, rispetto a quelle antifasciste della prima.
La Giornata del ricordo è una revisione dei valori e dei principi della Costituzione nata dalla Resistenza e dalla lotta partigiana.
Questo tema ha sollevato Tomaso Montanari e contro di lui si è scatenato un linciaggio mediatico, promosso dalla fascista Giorgia Meloni, nel quale si sono accodati e distinti renziani, leghisti, liberali vari. Si è arrivati a chiedere le sue dimissioni da rettore dell’Università per stranieri di Siena. La prima volta dal fascismo che in Italia importanti forze politiche chiedono di colpire la libertà universitaria.
L'assurda equiparazione tra Foibe e Shoa: si attacca Montanari per 'salvare' i vari Durigon
Tutto un mondo intellettuale finto progressista ed autenticamente reazionario, come Aldo Grasso sul Corriere della Sera, ha insultato Montanari e chi sosteneva la sua tesi.
Comunisti pentiti, reazionari impenitenti, europeisti degradati si sono trovati uniti nel condannare il rettore di Siena. E tanti altri illustri democratici hanno vilmente taciuto.
Ed ora il Foglio tira fuori tutto il suo schifo contro uno dei più valenti e riconosciuti storici del nostro paese. E il bello è che tutti costoro ogni giorno si alzano a difendere scienza e cultura; però quando la cultura li contraddice diventano come i NoVax.
Il fatto vero è che la maggioranza che sostiene Draghi ha come proprio pilastro l’ideologia della Giornata del Ricordo. È grazie ad essa che gli antifascisti a targhe alterne del PD e i reazionari della Lega possono governare assieme, presentandosi alle elezioni come alternativi. Di un certo tipo di fascisti oggi il governo ha bisogno. Sono i fascisti di Draghi.
Giorgio Cremaschi da https://www.kulturjam.it/politica-e-att ... -fascismo/
Prima l’attacco al professor Montanari, poi quello a Barbero, in difesa di un revisionismo strisciante di chi cerca di riposizionarsi sul mercato della politica a conclusione del berlusconismo per sopraggunti limiti di età. Gli sdoganatori del fascismo crescono all’ombra dei competenti.
Il fascismo pericoloso in Italia non è quello dei miseri e ridicoli Casapound, Forza Nuova e compagnia. Quelli è facile riccacciarli nei luoghi a loro più consoni, sotterranei, da cui a volte riemergono.
Invece le crisi economiche e sociali da decenni producono da noi un ben più potente fascismo perbenista e istituzionale, fondato sull’anticomunismo e sull’uso intollerante e violento dell’ideologia liberale. La maggioranza silenziosa di Indro Montanelli negli anni 70, i pasdaran euroatlantici di oggi ne sono una manifestazione.
Il quotidiano il Foglio è un esempio di questo fascismo, anche nel linguaggio.
In un suo corsivo, il quotidiano fondato non a caso da Giuliano Ferrara, fanatico di Renzi prima e di Draghi oggi, insulta lo storico Alessandro Barbero come uno squadrista di cento anni fa. Gli intellettuali del Foglio non trovano di meglio che sghignazzare sul cognome dello storico, e di accostarlo al fiasco di vino. Roba che anche Il Bagaglino farebbe fatica a digerire.
Ma qual è la colpa del grande studioso che per Il Foglio sarebbe un avvinazzato? Quella di aver difeso la realtà storica e Tomaso Montanari sulle foibe. Quest’ultimo aveva affermato una semplice verità. Che se è vero che le foibe ci sono state, come altre vendette e uccisioni nel dopoguerra in Europa, dopo la sconfitta del nazifascismo; questo non autorizza a metterle sullo stesso piano dei crimini e degli orrori di Hitler, Mussolini e dei loro seguaci.
L'assurda equiparazione tra Foibe e Shoa: si attacca Montanari per 'salvare' i vari Durigon
Gli italiani, con l’esercito regolare e con le camice nere sono colpevoli della morte di trecentomila jugoslavi, nel milione assassinato dai nazisti. La stima più larga delle foibe arriva a 5000 morti. Un fatto orribile, ma che non può essere messo sullo stesso piano dello sterminio nazifascista e non solo per per una questione di numeri. Ma perché il potere italiano, fino a quando ha potuto, nei suoi confini ha violentemente oppresso, e negato persino il diritto alla identità e alla vita, alle popolazioni slave.
Quattro milioni di tedeschi sono stati espulsi dalla Polonia nel 1945, anno in cui gli inglesi distrussero l’inerme Dresda con 80000 morti. Ma in Germania non c’è l’equivalente della nostra revisionista e revanchista Giornata del Ricordo.
Collocata non a caso l’11 febbraio, a ridosso di quel Trattato di Pace del 1947, con cui l’Italia fu giustamente punita per i venti anni di fascismo e per l’alleanza con il nazismo. Sono stati i fascisti a perdere Pola, Istria, Venezia Giulia.
Si potevano ricordare i costi ed i disastri del fascismo e in questo contesto anche le vittime innocenti delle foibe. Invece si è scelto un giorno che equilibrasse il 27 gennaio, in cui tutto il mondo ricorda Auschwitz, e magari anche il 25 aprile.
La vergogna del ddl Ciriani che equipara per calcolo politico le Foibe alla Shoa
Una scelta politica di legittimazione del neofascismo, voluta dalla destra assieme al PD e al centro sinistra nel nome di quella “memoria condivisa” di Ciampi che non aveva nulla della verità storica, ma che è stata solo una operazionè politica. Il cui scopo era quello di dare altre basi ideologiche alla seconda repubblica berlusconiana, rispetto a quelle antifasciste della prima.
La Giornata del ricordo è una revisione dei valori e dei principi della Costituzione nata dalla Resistenza e dalla lotta partigiana.
Questo tema ha sollevato Tomaso Montanari e contro di lui si è scatenato un linciaggio mediatico, promosso dalla fascista Giorgia Meloni, nel quale si sono accodati e distinti renziani, leghisti, liberali vari. Si è arrivati a chiedere le sue dimissioni da rettore dell’Università per stranieri di Siena. La prima volta dal fascismo che in Italia importanti forze politiche chiedono di colpire la libertà universitaria.
L'assurda equiparazione tra Foibe e Shoa: si attacca Montanari per 'salvare' i vari Durigon
Tutto un mondo intellettuale finto progressista ed autenticamente reazionario, come Aldo Grasso sul Corriere della Sera, ha insultato Montanari e chi sosteneva la sua tesi.
Comunisti pentiti, reazionari impenitenti, europeisti degradati si sono trovati uniti nel condannare il rettore di Siena. E tanti altri illustri democratici hanno vilmente taciuto.
Ed ora il Foglio tira fuori tutto il suo schifo contro uno dei più valenti e riconosciuti storici del nostro paese. E il bello è che tutti costoro ogni giorno si alzano a difendere scienza e cultura; però quando la cultura li contraddice diventano come i NoVax.
Il fatto vero è che la maggioranza che sostiene Draghi ha come proprio pilastro l’ideologia della Giornata del Ricordo. È grazie ad essa che gli antifascisti a targhe alterne del PD e i reazionari della Lega possono governare assieme, presentandosi alle elezioni come alternativi. Di un certo tipo di fascisti oggi il governo ha bisogno. Sono i fascisti di Draghi.
Giorgio Cremaschi da https://www.kulturjam.it/politica-e-att ... -fascismo/
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Re: Il caso Montanari e il taboo dell’antifascismo
Un’altra analisi lucida e condivisibile.